
LA MIA STORIA CINOFILA:
Mi chiamo Rossano Oeyangen;
sono nato a Genova il 26 marzo del '57, ma ho passato i miei primi tre anni di vita ad Acqui Terme. In quel periodo il mio primo compagno di giochi fu il cane da caccia di mio nonno, un bracco tedesco, Pucci, che condivideva con me quelle giornate passate sull'aia ed al fiume a conoscere il mondo

Senz'altro ho subito una specie di imprinting; infatti, crescendo, i cani in generale sono stati la mia più grande passione. Salvo due periodi durati pochi anni, ho sempre avuto un cane al mio fianco.
Il secondo cane, una meticcia di cocker spaniel inglese, fu il mio vero primo cane; in effetti dovevo dividere anche lei con mio nonno, che la usava per la caccia, ma Lola aveva scelto me come amico e capobranco.
A 32 anni, mi capitò di entrare in possesso, in maniera quasi magica, di una cucciola di cane da pastore maremmano-abruzzese: non era un cane selezionato: il padre era un bel maschio proveniente da uno di quegli allevamenti che erano nati con il boom della razza negli anni '70-80 e poi svaniti nel nulla, mentre la madre era una cagna rustica presa da un pastore in maremma.
La mia titubanza nell'accettare questo dono era dovuta a diversi motivi: i miei impegni di lavoro e di studio, il fatto di vivere in appartamento e, non ultimo, tutte le storie sulla pazzia dei maremmani (come solitamente vengono chiamati questi cani).
Dopo pochi mesi ero felicissimo di questo dono che posso dire, forse, il più bello che abbia mai ricevuto. Il maremmano-abruzzese non sarà un cane facile, ma è senz'altro un cane che ti affascina. Birba, così la chiamò il figlio di una coppia di amici, si dimostrò una cagnona fantastica: non certo un cane da campionato, ma tipica,ed equilibrata.
Arrivata all'età prestabilita la portai ad uno di quei bellissimi raduni che si tenevano un tempo nella tenuta della principessa Anna Corsini, a Renacci, dove ottenne il Certificato di Tipicità e, conseguentemente, il pedigree come capostipite LIR.
Controllai ufficialmente la displasia dell'anca e constatatane l'esenzione, cercai un bel maschio per avere la mia prima cucciolata.

Seconda botta di fortuna: avevo letto diversi articoli sulla razza, sui primi numeri di Work Dogs, scritti dalla dottoressa Myrta Chiappani Gelpi, che era stata un'apprezzata allevatrice, con l'affisso “della Fornarina”, ma aveva smesso la sua attività competitiva, e mi rivolsi a lei. Questa donna mi affascinò con il suo carattere simile a quello dei suoi cani e con un amore vero, fatto di passione, rispetto e serietà nell'allevare questa magnifica razza ed i piccoli Bolognesi. Diventammo amici e sono felice che questa amicizia duri tuttora.

Il campione Beffardo della Fornarina si accoppiò con Birba, che purtroppo si rivelò sterile.
Ebbi quindi, in sostituzione della seconda monta, una cucciola: Asia della Fornarina, una bellissima cagna, con un carattere ed una tempra eccezionali. Nel frattempo mi ero sposato e con mia moglie Antonia avevamo avuto due figlie, Petra ed Arlene.
Tentai di accoppiare Asia con un maschio niente di eccezionale, ma con una buona genealogia ed un carattere dolcissimo, per ben due volte, ma senza alcun esito.
Per il terzo accoppiamento scelsi un altro maschio con una serie infinita di CAC, CACIB e titoli di campione in diversi paesi europei, con un carattere equilibrato, ma dominante. Fu uno scempio: due cuccioli nati morti e intervento chirurgico con successiva isterectomia di Asia, che per fortuna si riprese in fretta e guarì completamente.

Dopo qualche anno decisi di ritentare la via dell'allevamento; Birba era ormai vecchia ed Asia non meno.
Mi presentarono un'altra persona estremamente piacevole: il dottor Silvio Stramacci, che con la sua bella famiglia alleva i suoi maremmano-abruzzesi in quel di Tarquinia, con l'affisso “del Melarancio”
Arrivarono così , prima Achille, con linee di sangue 100% Melarancio e poi Novella del Melarancio.
Controllati anch'essi ufficialmente esenti da displasia dell'anca e del gomito, superarono entrambi il TMC (Test Morfo Caratteriale) che purtroppo non è più riconosciuto dall'ENCI.
Avrei voluto accoppiare Novella con un outcross, ma a causa del mio lavoro diventa molto difficile portare le femmine, nel periodo opportuno, dal maschio desiderato, che magari abita a molti chilometri di distanza e non tutti gli allevatori sono disponibili, come lo fu la dottoressa Myrta Chiappani Gelpi, ad ospitare la femmina.
Così la mia prima cucciolata fu un inbreeding tra fratellastri: stesso padre, Orobianco del Melarancio, e due diverse madri, Bannita del Melarancio ed Ira (quest'ultima allevata dal dottor Tavolaro). Da questa cucciolata tenni Asia ( in onore della mia prima Asia) e dopo pochi mesi ebbi per diritto di monta un'altra femmina Clivia della Fornarina.

Da Clivia, tornando con un inbreeding sulle linee di sangue della Fornarina ho avuto un'altra cucciolata, dalla quale tenni Berenice , che ora ha quasi l'età per essere controllata per la displasia e dalla quale mi aspetto grandi cose.
Nel frattempo acquistai un bellissimo maschio rustico che purtroppo si rivelò gravemente displasico e quindi non utilizzabile per la riproduzione. Fortunatamente Leone non ha grossi problemi a deambulare e a correre; addirittura salta per cogliere dall'albero, le pere di cui è ghiotto.
Qualche anno fa le mie due figlie mi chiesero un cagnolino da poter tenere in grembo in quanto i maremmano-abruzzesi erano un po' sovradimensionati per questo scopo.
A quel punto io feci quello che non faccio quasi mai ed imposi la mia scelta: sarebbe stato un volpino italiano, altra razza “sfortunata” perché poco apprezzata, nonostante le molte qualità.

Arrivò così Brenda ( linee di sangue dell'Antica Etruria) e poco dopo (Picodellamirandola della Genzianella ( chiamato più semplicemente Enea) con cui iniziammo un'altra avventura. Arrivarono sette cuccioli dei quali tenemmo una femmina Ambra che a sua volta, accoppiata con Sapientino dell'Antica Etruria dell'amica Odilia Piscedda, ci ha regalato cinque cuccioletti. Da questa cucciolata abbiamo tenuto due femmine, Bora E Beatrice, per proseguire la selezione anche del volpino italiano.

Non posso definirmi allevatore in quanto il numero di cucciolate, in questi vent'anni, è stato davvero esiguo, ma credo che la qualità delle scelte allevatoriali possano essere apprezzabili.

Nell'agosto 2009 ho presentato la richiesta di affisso all'ENCI, per dare una qualche ufficialità al mio impegno; dal 22 gennaio 2010 mi è stato assegnato l’affisso Oeyangens.
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